Sabbia?
Silenzio.
Sabbia, non puoi fare così.
Silenzio.
Sabbia, ti prego, ascoltami.
Ancora silenzio. Sabbia guarda fissa fuori della finestra, senza muovere un muscolo.
Non si può avere una reazione così. Non puoi TU avere una reazione così, lo capisci?
Sempre silenzio. Sabbia non si muove. Grosse lacrime scivolano sulle guance, senza che lei chiuda gli occhi.
Non puoi stare così, Sabbia. Non puoi. Non è normale da parte tua. Tu hai reazioni alla Caligola, di solito: ti incazzi, urli, bestemmi, odi. Quella che si deprime sono io. Perché stiamo invertendo i ruoli?
Sabbia continua a non parlare e a piangere, silenziosa.
(Continua così ancora a lungo, con Nebbia che parla e Sabbia che forse ascolta, ma forse no, e piange. Nebbia finisce le parole, dopo un po’, non sa più cosa dire. Così tace anche lei, seduta vicina a sua sorella, guardando la foschia fuori di casa. E sembra, di colpo, che sia entrata anche dentro casa, la foschia. Avvolge tutto, come l’ovatta. Leggera, fredda e fastidiosa, si insinua dentro le finestre, sotto le porte, cammina sul pavimento, fino alle due sorelle, risale lungo le loro braccia, riempie lo spazio dove prima c’era quella fetta di cuore che ci metterà parecchio prima di crescere di nuovo. Sempre SE crescerà di nuovo.)
Allora?
Sabbia guarda speranzosa la sorella: ha parlato solo lei per una buona mezz'ora, e adesso aspetta che Nebbia le dica se è d'accordo o meno.
Nebbia le fa un cenno con la mano, come a dire "aspetta", e Sabbia scivola via dal divano, silenziosa.
Si rintana nel bagno piccolo del pianterreno, il suo, e si accoccola alla lavatrice. Le piace il rumore che fa, e il profumo dell'ammorbidente la rilassa. E ora ne ha davvero bisogno, di rilassarsi...
Dopo una ventina di minuti, sente dei rumori in cucina.
Si alza piano piano e sbuca con la testa oltre la porta.
Nebbia sta tirando fuori il cioccolato in polvere e il latte, sul tavolo ci sono già i biscotti che ha preparato nel pomeriggio.
Armeggia ai fornelli per un minuto, poi si gira verso Sabbia, che è ancora per metà in corridoio.
Cioccolata calda?
Nebbia annuisce.
E biscotti di Natale, quelli con la cannella e lo zenzero?
Fresco, aggiunge Nebbia.
Sabbia annusa l'aria: In forno ci sarà mica la torta al rabarbaro?
Sì.
Silenzio.
Nebbia?
Sì?
Questo vuol dire...?
Vuol dire.
Sì?
Sì.
Silenzio, incredulo.
Sul serio? A Sabbia comincia a spuntare un sorriso.
Sul serio.
Il sorriso si allarga sempre di più. Grazie per le orecchie, se no gli angoli della bocca si toccherebbero dietro la testa.
Nebbia...?
Dimmi.
Ti voglio bene.
Anch'io, Sabbia. Anch'io...
Cioccolata, biscotti, torta al rabarbaro, una sorella magnifica che ogni tanto si sforza di capirti e qualcosa che sta nascendo: che vuoi di più dalla vita, ragazza?, pensa Sabbia, mentre salta al collo di Nebbia e l'abbraccia.
plink commenti sorelle, bellezze quotidiane
Né Nebbia né Sabbia hanno una patente intera.
Ne hanno metà per una.
Nel senso, chiariamo, che ne hanno sì due, una per una, ma Sabbia non ha mai passato teoria, e Nebbia non ha mai passato pratica.
È successo così, che Sabbia, per quanto ci abbia provato, non è mai riuscita a fare una scheda che fosse una tutta giusta.
Andavano tutte e due al corso di teoria, e quando fu ora di dare l’esame, lo diedero in due volte diverse.
O meglio, Nebbia lo diede due volte: una volta a nome suo, e una volta spacciandosi per Sabbia.
Allo stesso modo, Nebbia, per quanto ci abbia provato, non è mai riuscita a fare una guida che fosse una in una maniera decente.
Così Sabbia fece le guide per tutte e due, e diede due volte pratica, così come Nebbia aveva fatto per teoria.
Con questo, si può capire perché Nebbia non ami particolarmente guidare, e preferisca muoversi in bicicletta, anche con la neve, la grandine o il gelo.
E anche perché quando escono insieme, è sempre Sabbia a guidare.
plink commenti sorelle, accadimenti passati
Si può sapere perché devi sempre decidere tutto tu?
Ehi, io non ho deciso un bel niente! Si è fatta una regolare votazione, e, democraticamente…
“Democraticamente” un paio di palle! Siamo in due, come facciamo a fare una cosa democratica se la pensiamo in modo diametralmente opposto ed esprimiamo due voti contrari?
Un voto a testa e il voto del membro anziano, mi sembra moralmente corretto!
Ma ‘sto cazzo! Così finisce sempre che facciamo quello che vuoi tu! Ti pare che si prendano così le decisioni?
Senti, non ho intenzione di stare a discutere con te di questo. Si fa così e basta.
Sabbia guarda con odio Nebbia per qualche secondo, poi si volta ed esce, sbattendo la porta.
Un minuto dopo Nebbia la sente ingranare con violenza la retromarcia e uscire dal vialetto.
A Nebbia non dispiace: sopporta pochissimo la presenza delle persone, sua sorella è l’unica eccezione, ma quando manca anche lei, in fondo, va decisamente meglio.
Ha ragione, pensa Nebbia, la pensiamo in modo diametralmente opposto: quando è arrabbiata lei, esce e si sfoga con le amiche; quando sono io, ad essere arrabbiata, mi chiudo in biblioteca e leggo… Per fortuna che a tutte e due l’arrabbiatura passa in fretta…
Alle sei di sera, Nebbia alza automaticamente gli occhi dal libro, e guarda l’orologio. Ha una sveglia interna che la avvisa quando è ora di preparare la cena.
Scende in cucina e comincia a trafficare ai fornelli.
Alle sette e mezza ha finito anche di preparare tavola, e comincia ad innervosirsi, non vedendo tornare Sabbia.
Dove diavolo sarà andata? È tardi, lei non fa mai tardi, pensa, un po’ preoccupata. Ma sì, si tranquillizza poi, per cena torna sempre, basta aspettare un po’.
Le otto, le nove, le dieci.
Quando, alle undici passate, Sabbia non è ancora tornata, Nebbia comincia davvero ad agitarsi un po’.
…non è lì da te? Ah, dici che è andata via due ore fa… va bene, grazie, scusa il disturbo.
Mette giù la cornetta del telefono, dopo aver provato a chiamare tutte le amiche di Sabbia.
Guarda il cellulare di sua sorella, spento e inutile, sulla poltrona, e non sa cosa fare.
Chiamare la polizia, nemmeno a parlarne: se Sabbia lo sapesse, la ucciderebbe.
Prende la guida del telefono e comincia a chiamare tutti gli ospedali: in nessuno è stata ricoverata. Nebbia non sa se esserne contenta o disperarsi.
Viene svegliata dal rumore di un’auto che entra nel vialetto.
Salta in piedi, guardando l’ora: le tre.
Esce precipitosamente, nel momento in cui Sabbia, ubriaca fradicia, sta tentando di aprire la porta.
Si può sapere dove diavolo sei stata? Hai idea di quanto mi sono preoccupata?, la aggredisce, prima di rendersi conto che Sabbia sta male.
Questa la fissa con gli occhi spenti, e la sposta con una mano per entrare: Sono stanca, dice, poi sale le scale e si chiude in camera.
Nebbia, esasperata, ma più tranquilla, la segue.
Bussa a lungo, ma Sabbia dorme già.
Sdraiata a letto, fissa il soffitto, recettiva a qualsiasi rumore.
Sono stata un’idiota. Ha ragione ad essersi arrabbiata così. Ma che ci posso fare? In fondo lo sa perfettamente che non potrei mai sopportare una cosa del genere.
Sospira, e crolla addormentata.
Debbia…, chiama Sabbia, scendendo in cucina a passi malfermi, Debbia, dod
mi seddo daddo bede…
Eh?
Dod mi seddo daddo bede…
Devo
intuire che tu abbia appena detto che non ti senti tanto bene, vero?
Già…
Naso chiuso,
mal di gola, mal di testa, orecchie tappate e febbre?
Sì…
Ho
capito, và… torna a letto, che ti porto una spremuta.
Grazie, Debbia…
Quando Sabbia ha la febbre è così: le viene di colpo, dalla sera
alla mattina, sta male un giorno e poi le passa.
Nebbia cerca di essere paziente: in fondo non le pesa prendersi
cura di sua sorella. L’unico problema è quando è lei ad essere malata…
Sa… Sa… ETCIU’! Sabbia… *sniff*…
Oddio, no…
Sabbia,
credo di avere qualche linea di febbre…
Oddioddioddio, no, ti prego, dimmi che stai scherzando!
Sabbia…, si lamenta Nebbia, con
voce triste.
Sabbia sospira: non sta scherzando.
Va bene, va bene… Cosa devo fare?
Fammi
un tè, per favore. E cerca la Tachipirina nell’armadio del bagno.
Va bene, tu torna a letto.
Nebbia arranca per le scale, temendo il peggio.
Infatti, si sentono nell’ordine: un tonfo, uno scoscio d’acqua, un
altro tonfo. Poi silenzio. Poi un rumore come di scatole che cadono, seguito da
una serie di imprecazioni. Silenzio.
Alla fine, stremata, Sabbia entra in camera di Nebbia: Allora… Ecco
il tè,
dice, e presenta una tazzina da caffè
piena di acqua tiepida e appena rosata.
E…, attimo di suspence, la Tachipirina. E dalla sua tasca
spunta una scatola verde e bianca con su scritto “Aspirina”.
Nebbia sospira: Grazie, Sabbia.
Figurati! Vuoi che resti a casa dal lavoro a tenerti compagnia?
No!
No, figurati, non serve! Ho un po’ di febbre, non sono moribonda. Vai pure,
sorellina, tranquilla, si sbriga a rispondere Nebbia.
Sei sicura? Non mi sembri molto in forma…, chiede Sabbia.
No,
sul serio, Sabbia. Me la cavo da sola, insiste Nebbia.
Come vuoi… Ma se stai male chiamami, d’accordo?
Certo,
Sabbia, stai tranquilla.
Allora vado, eh…, avvisa Sabbia, uscendo dalla camera di sua sorella.
Vai
pure. Ci vediamo dopo, risponde Nebbia.
Quando sente il rumore della macchina di Sabbia che si allontana,
tira un sospiro di sollievo: Sabbia sa fare meglio la malata, che non
l’infermiera…
Poco più di un mese fa…
La Vecchia Casa
non era silenziosa come questa, né aveva lo stesso profumo.
Il troppo rumore
infastidisce Nebbia e i cattivi odori danno fastidio a Sabbia, con il risultato
che entrambe erano sempre nervose.
Sai che fra un mesetto è il nostro compleanno?, aveva chiesto retoricamente Sabbia, un
giorno mentre erano a cena.
Nebbia l’aveva
guardata torva, e aveva continuato a mangiare senza dire niente.
Sabbia non
sopporta quando sua sorella fa finta di non ascoltarla, e aveva ribadito: Mica ti sarai dimenticata il nostro
compleanno, spero!
Nebbia aveva
sbuffato: Ma sì che mi ricordo! Dovrei essere ben
fuori di testa per dimenticarmi il mio compleanno!
Sabbia, allora,
aveva esclamato: Perché non organizziamo una festa?!
A Nebbia, benché se si fosse aspettata una domanda del genere fin dal momento in cui Sabbia aveva aperto bocca, era andato il boccone di traverso.
Starai scherzando, spero!
Perché?, Sabbia aveva guardato la sorella come un
cane abbandonato guarda il suo padrone allontanarsi in auto.
Perché sai benissimo che non mi piacciono…
quelle cose!
Sabbia aveva
sbuffato: Non serve che usi
quel tono, sai… Non si tratta di spacciare droga o di vendere armi! Si chiamano
“feste”, sorellina…
Non mi lascerò toccare dalla tua perfida
ironia, aveva ribadito
Nebbia, piccata.
Erano rimaste
tutte e due in silenzio per un po’, poi Sabbia era sbottata: Oh,
andiamo, perché no? In fondo, è un compleanno importante! Finalmente avremo…
Ma Nebbia
l’aveva interrotta: Avremo un po’ più del doppio degli anni che avevamo dieci anni fa.
E con questo?
Beh, io voglio una festa. Non sei obbligata a
venirci anche tu!, aveva ribattuto Sabbia, incrociando decisa le braccia.
Oggi…
Nebbia entra in
casa carica di borse della spesa: Sabbia! Puoi
venire a darmi una mano?
Silenzio, nella
grande casa.
Nebbia sbuffa: Ma è mai possibile che sia sempre a fare altro e non possa mai darmi una mano?
Posa le borse in
cucina e scende in garage: Sabbia, sei qui?
Ma Sabbia non è
in garage.
Borbottando tutte
le maledizioni possibili, sale le scale. Quand’è in cima al pianerottolo lancia
un urlo: Sabbia! Abbi
almeno il buongusto di rispondermi!
Silenzio, come
prima.
Nebbia tace e
ascolta: un lamento sottile arriva dalla camera di Sabbia: Sabbia che piange? Oddio, ma cos’è
successo?
Si precipita in
camera della sorella.
Sabbia è seduta
sul letto a gambe incrociate, il cellulare in una mano, un fazzoletto tutto
ciancicato nell’altra. E piange nel suo classico modo: silenziosamente, a
grosse lacrimone.
Santo Dio, Sabbia! Cosa succede?, Nebbia si siede vicino a lei sul letto
e le passa un fazzoletto pulito, che sua sorella prende solo per farlo a
piccoli coriandoli.
Singhiozza
rumorosamente, mentre spiega in modo caotico quello che è successo.
Cioè-- fammi capire bene…, dice Nebbia, una volta che Sabbia ha
finito il suo confusionario resoconto, Mi stai dicendo che dovevate essere in otto e invece siete in
sette?
Sabbia annuisce, e piange.
E poi, continua Nebbia, dovevano fermarsi
a dormire qui in quattro e invece se ne fermano solo due?
Sabbia piange, e
annuisce,
E nel frattempo tre persone ti
hanno dato buca e hai dovuto chiamare qualcun altro?
Si!, Sabbia scoppia di nuovo a piangere.
Nebbia digrigna
i denti: chiunque sia stato, farebbe meglio a fare attenzione, perché guai a
toccare a Nebbia la sua sorellina.
La stringe in un
abbraccio e la culla piano: Andiamo, Sabbia, non fare così.
Dov’è la mia sorellina combattiva?
Non lo so!, piange Sabbia, Non lo so!
Nebbia la lascia
sfogare un po’, finché non la sente rilassarsi.
Sabbia si scosta
da sua sorella e, con più controllo di prima dice: È
ingiusto. È tremendamente ingiusto.
Sono d’accordo, Sabbia, ma che ci
vuoi fare? Perché altrimenti io diffiderei così tanto della gente?
Sabbia si stringe
le ginocchia al petto: In fondo... in fondo le persone che
contano ci sono…
Certo, e per quanto riguarda gli
altri, fatti loro! Non sanno cosa si perdono!
Giusto!, esclama Sabbia, ancora con gli occhi rossi, ma finalmente
risoluta come piace a Nebbia, Fatti
loro!
E sai che ti dico? Ci divertiremo
come delle matte alla faccia loro, domani!
Esatto!
Ora Sabbia si è
del tutto ripresa. Si soffia il naso con rabbia, si alza e decreta: Ci divertiremo eccome! Quindi vuol dire
che verrai, non è vero?
Nebbia rimane
col sorriso congelato sulle labbra.
Sabbia la guarda
con gli occhioni luccicanti: Ti
prego, Nebbia…
Nebbia si schiarisce la voce, imbarazzata: Beh, ecco, io… Credo di si…
Evviva!, Sabbia saltella dalla gioia, le lacrime ormai dimenticate, Allora vado a fare l’orlo ai tuoi
pantaloni nuovi!
E con questo,
esce dalla stanza, canticchiando.
Nebbia rimane
interdetta, seduta immobile sul letto di sua sorella.
Dannazione, pensa, mi ha fregata! Lo dico
sempre che non bisogna fidarsi della gente… Men che meno di mia sorella!
plink commenti (2) sorelle, chiacchiere di feste
La
casa di un uomo dall'esterno dovrebbe sembrare il suo castello
(Anonimo)
Questa è la vera natura della casa: il luogo della
pace; il rifugio, non soltanto da ogni torto, ma anche da ogni paura, dubbio e
discordia.
(John Ruskin)
Le due giovani
donne si guardano soddisfatte.
Lo sguardo di
una è perfettamente identico allo sguardo dell’altra, come uno specchio.
Si guardano, e
non dicono nulla. Solo, sorridono.
Silenzio, nella grande casa.
Profuma di fresco, di pulito. Profuma di casa nuova, di aspettative, di
desideri.
Non ci vorrà molto, pensa Sabbia, prima
che cominci a profumare davvero. Il bagno saprà ben presto di sapone di
Marsiglia, l’atrio di quel terribile pout-pourri che piace tanto a mia sorella.
Il garage profumerà di auto nuova, di benzina, di colla. La biblioteca di carta
stampata, il ripostiglio di lavanda, la scarpiera di pelle conciata. La cucina
saprà a giorni alterni di biscotti, di chiodi di garofano, di cannella, di
vino, di zenzero fresco, di timo, di basilico, di cioccolato.
Il grande
orologio a pendolo batte, col suo suono cupo, cinque profondi rintocchi.
Silenziosa ed attenta, pensa Nebbia, mi piace questa casa. Non si sente nessun rumore da fuori. È una
delizia. Non vedo l’ora che nevichi, giusto per vedere il manto immacolato
fuori dalla finestra e sentire il suono ovattato dei miei passi sul vialetto.
Le due sorelle
si guardano di nuovo.
È nostra, sussurra Nebbia.
Sì, è nostra, risponde Sabbia.
Scoppiano a
ridere, liberando la tensione che hanno accumulato da più di un mese.
Sì, è finalmente
loro, quella casa tanto agognata.
Finiscono per ritrovarsi a rotolare sul tappeto, tenendosi
la pancia con le mani, dal gran ridere.
Va bene, va bene, ansima Nebbia, chiedo tregua.
Si vede che non sei propensa alla risata, la prende in giro Sabbia, ridacchiando.
Sedute sul
tappeto, con la schiena appoggiata al divano, prendono fiato.
Nebbia guarda di
sottecchi Sabbia: Ti andrebbe una cioccolata per festeggiare
l’avvenuto trasloco?
Certo!, esclama Sabbia. E mentre sua sorella si alza per andare in
cucina, sorride tra sé: Lo sapevo!, pensa soddisfatta.
plink commenti (3) prologo
Tante sono le Stanze della Casa, tutte in costante preda al più folle disordine: dove passa Sabbia, passa un tornado. Sabbia non ama particolarmente rimettere in ordine, così in genere è sempre tutto abbastanza a soqquadro. Si salva solo la stanza di Nebbia, che si sforza maledettamente di non fare troppo caos, per evitare di dover riordinare.
La Cucina: è la stanza più importante della casa. Nebbia praticamente ci vive dentro, provando, sperimentando e inventando ricette. Sabbia non ama cucinare, così, quando Nebbia non è a casa, si limita a panini al tonno. Quando invece Nebbia cucina, i profumi attirano tutti i vicini di casa.
Il Salotto: è la stanza dove le Sorelle fanno accomodare gli amici che le vengono a trovare. Non sono molti, in realtà, perché Nebbia, come si diceva, non ama la compagnia che non sia quella di Sabbia. Ma quando capita, è qui che si ritrovano.
Il Tinello: in teoria sarebbe la sala da pranzo, in pratica è il salotto con il caminetto. Sabbia e Nebbia ci si rintanano per vedere la tivù, in genere dopo cena. Entrambe amano i film storici e le commedie; per di più Nebbia ha una predilezione particolare per i film tristi, tipo “Forrest Gump” e Sabbia adora i thriller come “Il silenzio degli innocenti”. Tutte e due, poi, adorano i polizieschi.
Il Bagno: quello del primo piano è quello di Nebbia. È sui toni dell’azzurro e del lilla. Tra i due al piano terra, quello più piccolo è di Sabbia, ed è rosso e arancione. Quello più grande al piano terra è sui toni del verde, ed è quello che usano pochissimo tutte e due.
Lo Studiolo: sia Sabbia sia Nebbia amano la musica. Anche se propendono per stili completamente differenti, hanno optato per un solo impianto stereo, appunto sistemato nello Studiolo, insieme al computer. Nebbia ha più propensione verso il jazz e il blues, Sabbia preferisce il rock e il punk.
La Biblioteca: è la Stanza Sacra, guai ad entrarci per fare casino o sfogliare i libri con le mani sporche. È ricchissima, tutte e quattro le pareti sono ricoperte fino al soffitto di libri. È un mistero per Sabbia come Nebbia riesca a farcene stare ancora sempre di nuovi.
Il Garage: è un garage biposto, a destra Sabbia parcheggia la sua Land Rover arancio metallizzato, a sinistra c’è il posto per la Fiesta verde bottiglia di Nebbia. Avanza ancora spazio per le biciclette di entrambe le Sorelle e per un bancone da lavoro, dove Sabbia passa intere giornate.
La Camera da Letto: è l’unica stanza proibita all’altra, cioè nella camera di Nebbia non può entrarci Sabbia e nella camera di Sabbia non può entrarci Nebbia. Nebbia tiene la sua in ordine ineccepibile, anche se è affollatissima di oggetti. Quella di Sabbia non è più minimalista, ma ci regna il caos.
La Scarpiera e Il Guardaroba: sono le due stanze più piccole della Casa. La quantità si scarpe e cappotti contenutaci, è una cosa straordinaria: non può esistere realmente un posto così piccolo che possa contenere così tante cose.
Il Ripostiglio e La Dispensa: anche queste sono due piccole stanze. Il Ripostiglio rimpiazza un po’ la soffitta, che manca nella Casa: ci vanno a finire le cose di cui le Sorelle preferiscono dimenticarsi, o, al limite, ricordi passati. Brulica di scatole da scarpe etichettate nei modi più disparati: “giocattoli”; “videocassette e audiocassette vecchie”; “raccolta di figurine anno 2000”; “bustine di zucchero”; “monete estere”; “vecchie agende”; “cose che non mi servono più”.
L’Orto e Il Giardino: benché sia Sabbia ad occuparsene principalmente, Nebbia non disdegna di dedicarsi saltuariamente all’Orto, sebbene sia più propensa per il Giardino. Sabbia si prende cura dell’Orto in maniera splendida: ne tira fuori piante di tutti i tipi, coltivate alla perfezione. Il Giardino è una specie di Eden, rigoglioso e fiorito dieci mesi all’anno. L’orgoglio di Sabbia sono i suoi girasoli.
È la Piccola Dimora Incantata.
L’ingresso principale è rivolto verso sud ed è coperto da una piccola tettoia. Subito a destra dell’ingresso, ci sono le scale che portano al piano superiore, a sinistra il salotto, un ripostiglio e il bagno patronale, e, di fronte, si apre il tinello, tramite il quale si accede alla cucina. La porta a sud della cucina si affaccia sul corridoio che conduce alla camera degli ospiti, al garage, allo studiolo e ad un secondo bagno, oltre che alla dispensa e al guardaroba.
piantina piano terra
piantina secondo piano
Esistono sia Sabbia che Nebbia, o, se preferite, né Nebbia né Sabbia esistono.
Esiste Nebbia per la maggior parte del tempo, soprattutto d'inverno e nelle giornate di pioggia; esiste Sabbia soprattutto quando si tratta di essere arrabbiate o di andare a qualche festa.
Durante la settimana, Nebbia passa le sue giornate principalmente in biblioteca, nello studio o in cucina: legge, scrive, ricerca, naviga su internet, sperimenta o inventa ricette.
Sabbia invece vive nella parte vuota del garage, dove ha sistemato un bancone da lavoro rifornitissimo per potersi dedicare ai suoi hobbies preferiti: taglio e cucito, ricamo, pittura sulle pietre, patchwork, decoupage e tutto ciò che possa anche solo lontanamente implicare l’uso di uno o più dei seguenti elementi: forbici o coltelli o altre cose taglienti, stoffa, carta, pennarelli, inchiostro, tempere, porporina, paillettes, colla; ma anche legno, vetro, chiodi, martelli e lime.
La domenica fa eccezione al resto della settimana: la domenica è il “giorno della pizza”. Cominciano ad impastare alle otto del mattino per mangiare la pizza alle otto di sera;
Altrimenti non lievita bene!, è la scusa di Sabbia, che in realtà lo fa solo perché le piace pasticciare con la farina e l’acqua; e poi a chi tocca pulire...?

